IL BABBO ED IL CILIEGIO


IL BABBO ED IL CILIEGIO

( una novella breve )

 Avevo piantato nell’orto, in stagione già tiepida, un ciliegio giovane, di quelli presi al mercato, uno di quelli bellini, in salute con le foglie verdi ed il peduncolo d un rosso vispo.

Sistemai bene il suo pane nella terra, avendo cura di non schiacciare le radici e con amore e pazienza lo innaffiai nel modo dovuto per la stagione calda che avanzava.

Passò l’estate con i suoi calori ed i suoi fumi, le anse d’aria appena sbollentata e l’afa che causa l’asma dall’umidità dopo le rare piogge di sollievo.

Il ciliegio a Settembre seccò e mi colse, come un lampo, di sorpresa.

A Ottobre, lui spoglio di tutte le foglie ed io delle speranze di rivederlo ancora verde lo strappai dolcemente alla terra e segai il tronco a metà.

Scrollai le briciole di terra rimaste appese alle radici che si erano intrecciate in un abbraccio l’una all’altra fino a formare una corona dal piede tondo e scheggiato, a raggiera.

Girai il tronco fra le mani e tolsi ancora la poca terra rimasta fra i suoi raggi.

Era proprio un bel quadro, una scultura della natura stessa, nata nel buio.

Pensai cosa farne di tanta bellezza, tagliai il tronco ancora un po’ ed infilai l’albero a testa in giù nel terreno con le radici in aria così da sembrare un grande fungo.

E lo lasciai lì, sperando chissà cosa, guardando con orgoglio e con amarezza il capolavoro che sarebbe potuto diventare quel ciliegio rovesciato.

Era bello anche così con le radici intente ad osservare per una volta il cielo.

In stagione ormai fredda e prima di Natale, il babbo passò da casa mia e come suo solito si affacciò alla porta a vedere l’orto ed osservare la natura che dormiva nel suo sforzo massimo invernale.

Piegò la testa da un lato, poi dall’altro.

Poi prese la maniglia ed uscì deciso avvicinandosi al ciliegio a testa in giù.

“ Che gliè nato così o gliè un aborto della natura? “ mi chiese.

Dopo la spiegazione piena di dettagli e dello svolgimento dei fatti, senza levar gli occhi dal ciliegio, strinse le spalle, poi mi guardò ed alzò gli occhi al cielo.

Sorrise un pochino.

Non so cosa avesse pensato.

Sarà stato compiaciuto a credermi o forse a pensare che gli avessi raccontato una novella. Avrà pensato a uno scherzo della natura del buon Dio nell’avergli dato un figlio mezzo matto che pianta i ciliegi dalla parte del gambo.

Ma son sicuro che fece un passo avanti nella comprensione esoterica e che ciò che sta in alto sta anche in basso, che il mondo gira perché va al rovescio, rendendosi consapevole, con un velato orgoglio, che le sorprese genetiche della sua creatura ed anche della mia non erano poi così diverse.

 

15 XI 2008

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Informazioni su Luciano Nistri

Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia Virtuale d'Italia GLVDI
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Una risposta a IL BABBO ED IL CILIEGIO

  1. Raffaella ha detto:

    Bravo Luciano 🙂
    Complimenti per questa tua nuova avventura su wp

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